Nuovo episodio de “Le Chiavi di Casa”. Matteo Ranzini intervista Marta Nannetti, architetto di Karisma, per un viaggio nel mondo dell’home staging. Ascolta la sua intervista su Spotify, Apple Podcasts e YouTube.
In alternativa, puoi leggere qui sotto la trascrizione della puntata.

Non è solo questione di gusto ma di strategia. Oggi parliamo di home staging: quando una casa si presenta al meglio sul mercato. Si dice che quando si conosce una persona per la prima volta bastino sette secondi per avere un primo quadro delineato di chi abbiamo di fronte. Spesso la prima impressione è decisiva anche in campo immobiliare, per questo oggi insieme a me per dare consigli utili sul tema dell’homestaging c’è Marta Nannetti – architetto e homestager di Karisma Homestaging. Bentrovata Marta!!
Buongiorno!
Marta partiamo dalle basi, che cos’è l’home staging e quali obiettivi si prefigge? Mi sembra non sia solo una questione di estetica ma di…strategia…
L’homestaging è marketing immobiliare, come hai premesso non si tratta solo di estetica quanto di un vero e proprio percorso con passaggi precisi che determinano il successo della presentazione dell’immobile.
E’ un’operazione di maquillage dell’immobile?
No in realtà, perché quando la figura dell’home stager è entrata nel mercato immobiliare si è data come obiettivo quello di considerare la casa un prodotto da presentare nel migliore dei modi e da posizionare sul mercato, non solo da “imbellettare” con passaggi solamente estetici.
Marta quanti progetti di home staging segui all’anno?
Negli ultimi due anni ho avuto una media di 50 interventi all’anno. Da quando ho iniziato ho superato i 1.000 interventi.
Ma è vero che ci sono indicatori numerici che confermano come l’home staging incida sui tempi di vendita di un immobile e sul suo prezzo?
Sì, il 50% degli immobili immessi sul mercato dopo un intervento di home staging presenta tempi di vendita ridotti; inoltre, analisti hanno rilevato che il prezzo di vendita può crescere fino al 20% in più dopo un intervento di home staging. Quando ho iniziato nel 2008, in piena bolla immobiliare, l’home staging incideva solamente sulla velocità dei tempi di vendita, oggi incide anche sul prezzo finale.
Home staging in un immobile vuoto ed in uno arredato. Quali interventi vengono messi in atto nell’uno e nell’altro caso?
Un immobile vuoto non suscita emozioni e appare molto più piccolo rispetto alla percezione che si ha con gli arredi, gli spazi non vengono definiti e valorizzati soprattutto nella visita on line. Io stessa molte volte mi “imbuco” negli hopen house e nel caso di immobili vuoti noto sempre lo smarrimento delle persone: “questa stanza è piccola”, “il letto non ci starà mai”, “nemmeno l’armadio”…”non ci stanno le mie cose” sono le frasi ricorrenti. Il consiglio è, quindi, quello di preparare degli arredi che quantomeno offrano un’idea degli spazi più veritiera. In un immobile arredato l’intervento dell’home stager è importante perché le persone tendono ad essere “bulemiche” e a riempire le case all’inverosimile: il consiglio, dunque, è quello di togliere con un’opera seria di decluttering. E, in seconda battuta, anche quello di posizionare i mobili in modo che non intralcino la visita, riadattando lo spazio in maniera più ordinata e armonica. La fluidità per la visita è importante.
Quindi oltre all’importanza di ristabilire ordine c’è una sorta di riferimento al feng shui, ad un’armonizzazione dello spazio che susciti benessere…
Esatto funziona proprio così, ma non è sempre semplice ricostruire un’armonia degli ambienti. Quando ho iniziato questa professione mi sono documentata con testi di home stager che già operavano soprattutto all’estero dove questa pratica era più diffusa (nord Europa e Stati Uniti) e uno dei consigli più importanti era quello di convincere le persone, i venditori, che una casa ordinata, con il corretto posizionamento di arredi e suppellettili avrebbe facilitato la visita e quindi la vendita.
Marta se io guardo un immobile on line dopo un intervento di home staging e poi visito dal vivo lo stesso ambiente non riscontrando la stessa coerenza è un problema…
La coerenza è fondamentale, c’è il rischio sia che un intervento renda poco credibile un ambiente sia che una fotografia non renda giustizia alla bellezza di una casa. Quindi non inventiamoci ambienti “fake” e presentiamo una casa “credibile” sia nell’esperienza on line che in quella di visita. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale deve essere centellinato, non si tratta di manipolare delle immagini ma magari di presentare come “potenzialmente” un ambiente potrebbe diventare (soprattutto per gli immobili vuoti).
A proposito di ambienti qual è quello più difficile da sistemare e organizzare per un home stager?
Sicuramente gli ambienti bui quindi gli ingressi delle case, i lunghi corridoi, i bagni ciechi…il buio è nemico degli home stager. La luce fa la differenza, è spesso il primo criterio di valutazione per le persone che visitano un immobile. Per quanto riguarda l’ordine sicuramente le camerette dei ragazzi e delle ragazze sono il tallone d’Achille…tuttavia io cerco sempre di rendere partecipi i più giovani in un progetto di riordino propedeutico all’home staging. Quando inizio un intervento ho sempre con me una checklist per organizzare la procedura e coinvolgere gli stessi residenti.
Quale peso attribuisci ai vari elementi dell’home staging: dalla luce ai colori, dagli elementi di design agli arredi…
Per un buon home staging il colore e la luce sono due elementi fondamentali, vanno dosati sapientemente. Utilizzare colori neutri o pastello (color latte macchiato, color panna cotta) è consigliatissimo perché esaltano la luce e creano una percezione di relax e benessere. Per mantenere equilibrio nei vari ambienti è consigliabile mantenere una certa coerenza nell’utilizzo del colore, devo ritrovare accenni o riferimenti nei vari ambienti. Gli elementi di design vanno mantenuti nell’homestaging perché conferiscono valore all’immobile, specialmente se ci riferiamo ad un mercato medio-alto. Mi sono laureata con Achille Castiglioni al Politecnico e quindi ho assorbito il design milanese e italiano apprezzandone il valore, per questo consiglio di mantenere gli elementi di questo tipo.
Hai parlato di “professione” riferendoti all’home staging…c’è differenza nell’affidarsi ad un professionista per un intervento di home staging?
Assolutamente sì, personalmente sconsiglio il “fai da te” in questo settore. In quanto professionisti di home staging studiamo il “prodotto casa” a 360 gradi, effettuiamo un’analisi antropologica, un’analisi del mercato, esiste un vero e proprio metodo, ci sono delle procedure frutto di studio e perfezionamento. Il “fai da te” magari funziona una/due volte ma la metodicità è il vero valore aggiunto che può dare un professionista.
Qual è un errore tipico di chi decide di fare home staging in autonomia?
Sicuramente quello di aggiungere elementi decorativi, suppellettili, cuscini, invece il vero home staging è “a togliere” scegliendo gli elementi essenziali e necessari. Uno degli aspetti che non possono mancare è la “regola del tre” ovvero la necessità di posizionare massimo tre elementi su un tavolo. Non ci si improvvisa sulle luci, sulle texture, sui colori…ecco perché è rischioso affidarsi al “fai da te”. Attenzione, noi home stager non siamo interior designer o architetti, il nostro compito è di creare allestimenti apprezzati dal più ampio pubblico possibile perché non immaginiamo il target interessato all’immobile.
Ultima cosa…tra i tanti interventi di home staging che hai curato ti sarà capitato qualche episodio curioso…
Più di una volta mi è capitato di intervenire su alcuni immobili in vendita che, dopo l’home staging, sono stati apprezzati dagli stessi venditori, quasi dispiaciuti di lasciare il proprio immobile considerando l’upgrade che aveva ottenuto…ecco forse non è il massimo dirlo nel vostro podcast perché l’obiettivo è vendere case ma è sempre curioso vedere persone che si re-innamorano della propria casa dopo un servizio di home staging.
Ah…il mercato non andrebbe avanti…
Sì, diciamo che sono episodi curiosi…isolati…ma è successo soprattutto con persone che si sono trasferite per lavoro all’estero ma hanno poi riscoperto l’amore per l’Italia e hanno deciso di rientrare.
Significa che il tuo lavoro di home stager ha funzionato!! Grazie Marta per essere stata con noi e per i tuoi preziosi consigli!
Grazie mille !!