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Piccoli spazi grandi idee – Come vivere bene in 20 mq

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Un nuovo episodio de “Le Chiavi di Casa” è online! Matteo Ranzini intervista Cesare Galligani e Andrea Del Pedro Pera, architetti dello studio d’architettura Atomaa specializzato nel micro-living. Si può vivere bene in 20 mq? Sì, con la giusta progettazione!

Ascolta l’episodio su Spotify, Apple Podcasts e YouTube.

In alternativa, puoi leggere qui sotto la trascrizione dell’episodio.

 

 

Trenta metri quadri non sono pochi…sono una sfida. La vera domanda è: da dove si parte per farci stare tutto…soprattutto la vita? Ve lo spieghiamo noi. Oggi scopriremo insieme come ottimizzare abitazioni dagli spazi ridotti, come risolvere il problema di microspazi con grandi idee. Per poter passare dal “Ci sto” al più confortevole “ci vivo”. A guidarci in questo percorso saranno i professionisti dello Studio Atomaa gli architetti Andrea Del Pedro Pera e Cesare Galligani. Bentrovati!

Grazie Matteo!

Benvenuti, ci darete una overwiev su una serie di progetti che avete seguito e anche consigli utili in un momento in cui le case “si restringono” sopratuttto per chi decide di andare ad abitare in città. Partirei da Cesare con una domanda base: per capire come progettare una casa di 20-30 mq è meglio partire dalle abitudini di chi la vive, dagli oggetti che un individuo possiede o dalle funzioni irrinunciabili di un appartamento?

Per noi le persone che ci vivono sono l’aspetto più importante…Atomaa (il nome del nostro studio) significa proprio “persone” in greco. L’ascolto è la prima cosa da fare quando approcciamo un progetto e cerchiamo di capire le intenzioni che il proprietario ha relativamente all’appartamento (se da mettere sul mercato, se per viverci, se per le vacanze).

Andrea quando si decide di progettare una “mini casa”, definiamola così, la parte economica è importante. Quanto impatta il budget sulla progettazione di spazi ridotti?

Il budget è uno degli esercizi per noi più importanti dall’inizio alla fine del processo, indipendentemente dalla scala dell’intervento. Quando lavoriamo su spazi molto piccoli ogni intervento, ogni azione, ha un’incidenza molto più elevata sui costi per il grado di complessità. Ad incidere molto sul budget sono gli arredi bespoke (su misura, su commissione), che diventano contenitivi, apribili e richiudibili (ad esempio una cucina che deve assolvere al suo compito ma poi “scomparire” nell’arredo).

Dovendo porre molta attenzione a questo aspetto anche qui vale il concetto “chi più spende meno spende”?

In un certo senso sì: non vale il parallelismo “casa piccola spendo poco casa grande spendo molto”. Alla fine anche una casa piccola deve comprendere una cucina, un bagno, una camera da letto, si tratta di compattare le soluzioni pensandole per uno spazio da 25-30 mq.

Cesare abbiamo appena parlato di camera da letto, bagno, cucina…quale di questi ambienti richiede più attenzione in una casa dalle dimensioni ridotte e perché? Dove ci si gioca maggiormente il comfort quotidiano?

Anche se la casa è piccola deve rispondere a delle funzioni irrinunciabili. Non esiste un focus specifico su un ambiente, tutti sono importanti, spesso anche zone dimenticate della casa come l’ingresso dove ci togliamo il cappotto e le scarpe…

Si tratta di valorizzare quindi anche quei pochi mq ai quali non diamo importanza…

Sì, perché non si tratta di progettare spazi per entità astratte ma per persone che hanno delle necessità. Valorizzare l’ingresso significa contribuire ad ampliare la percezione degli spazi di casa, aggiungerei anche a mantenere l’ordine perché disporre di un’area dove poter appoggiare una borsa, un cappotto, delle scarpe, contribuisce a razionalizzare gli spazi.

E a proposito di dove mettere le cose affrontiamo con Andrea l’argomento “storage”. Dove si nasconde lo spazio che non vediamo? Ci sono esempi concreti di soluzioni intelligenti per recuperare spazio?

Questo è uno dei temi più complessi. Ci sono due aspetti importanti: il decluttering visivo (la percezione di uno spazio ordinato che non dipende sempre dalle abitudini di una persona ma dell’infrastruttura) e la percezione visiva delle distanze. Sono due aspetti sui quali come progettisti lavoriamo molto. Per il primo aspetto è fondamentale aumentare lo spazio contenitivo utilizzando le nicchie dei muri, gli spazi sotto i letti, l’antibagno; inoltre nascondere il citofono, il quadro elettrico rappresentano stratagemmi utili per recuperare spazio. Per il secondo aspetto, considerando le diagonali visive è importante lavorare con la parte perimetrale della casa liberando le finestre e lasciando più luce possibile all’ambiente. Questo sistema aiuta il campo visivo ad avere una prospettiva più aperta ponendo gli spazi contenitivi nella fascia bassa.

Una soluzione funzionale che si sposa con una sorta di illusione ottica che amplifica lo spazio…

Sì, possiamo dirlo in questi termini. Pensiamo ad esempio, quando entro in casa, a una cucina nascosta da un coperchio…mi aiuta a non percepire l’ambiente come cucina ma come spazio funzionale circondato da mobili. Oppure pensiamo a una camera con lo spazio contenitivo sotto il letto, il fatto che non ci sia un grande armadio a connotarla mi fa percepire l’ambiente come più grande.

Cesare ma come cambia il progetto se a vivere in pochi metri quadri è un single o una coppia…azzardo una famiglia?

Quando parliamo di 20-30 mq trattiamo di appartamenti per single…il professionista o lo studente…al limite la coppia…comunque è più importante quello che “non cambia” rispetto a case più grandi. Per esempio: se anche abbiamo una mini casa sappiamo che la cucina non può essere sotto i quattro moduli (2.40 metri il minimo) perché è parte della vita della casa, della convivialità. Non possiamo pensare, poi, che si possa scalare il bagno in miniatura: nei nostri progetti anche quelli più piccoli scegliamo una doccia da 120-140, mai più piccola.

Non dobbiamo derogare alcuni aspetti perché rischiamo, mi pare di capire, di avere una “casa bonsai”…

La casa piccola non è una miniatura. Alcuni elementi sono scalabili (il letto ad esempio) ma non tutti.

Andrea il nostro è un podcast anche di servizio e quindi ti chiedo: se dovessi dare un consiglio a chi sta comprando o affittando una casa piccola da cosa partiresti?

Il primissimo consiglio sarebbe “chiamaci per il progetto”…è una battuta ma in realtà molti clienti ci contattano già nella fase della ricerca di casa prima che nella fase di progettazione post acquisto. In questo modo intuiamo le necessità della persona: qual è il suo stile di vita, che lavoro fa, qual è la sua concezione di casa…è già importante definire delle priorità nel momento della ricerca dell’immobile al fine di avere linee guida per la progettazione. Ci sono, poi, aspetti più “antipatici” da considerare che tuttavia sono necessari come impianti, esposizione, punti di ingresso della luce…sono aspetti tecnici ai quali va attribuita molta importanza. Il consiglio che mi sento di dare? In uno spazio piccolo è fondamentale la luce, considerate da subito l’esposizione della casa, anche perché questo elemento è un motore del nostro intervento: tutto ciò che toglie luce dovrebbe essere sacrificato.

Cesare ci sono dei materiali o dei colori che funzionano meglio di altri in case dalle ridotte dimensioni?

Dimenticate il beige. Spesso ci troviamo di fronte a clienti che desiderano il beige come soluzione. Non lo è. Noi puntiamo sulla varietà di colori e materiali. A proposito di questi ultimi tendiamo a privilegiare elementi dove si veda la grana del legno, la superficie del marmo. Negli spazi piccoli siamo molto a contatto con le cose e quindi poter toccare un acciaio, un seminato, materiali di qualità rappresenta un punto a favore per il comfort e la qualità della vita. Siccome i mq non sono tanti si può investire maggiormente sulla qualità degli elementi.

Pavimento?

Noi amiamo usare pavimenti lapidei (seminati con marmi), non siamo grandi fan del gres porcellanato o di materiali stampati come il pvc.

Abbiamo dato tanti consigli pratici…ma ci raccontate anche qualche progetto al quale siete particolarmente affezionati o qualche richiesta particolare dei clienti?

Pensare a microliving ci porta subito a pensare a realtà nel centro città, a frazionamenti selvaggi avvenuti negli anni ’70-’80…ultimamente abbiamo ricevuto un’incarico da una cliente che ha perfettamente compreso ciò che ha appena detto Cesare ovvero la possibilità di spingersi leggermente oltre il budget per ottenere materiali di qualità. Il risultato? Il suo immobile di ridotte dimensioni (addirittura 21 mq) è stato davvero valorizzato tanto che la destinazione a un mercato immobiliare di affitto breve è stata cambiata a vantaggio della figlia (studentessa universitaria) che attualmente ci sta vivendo. Ci sono altri esempi dove abbiamo spostato il tiro su interi edifici: pianifichiamo con criterio l’utilizzo di piccoli spazi da dedicare a studenti, manager, professionisti. In Svizzera, vicino a Bellinzona, stiamo progettando il restyling di un intero edificio storico secondo questa concezione con la suddivisione dell’intero immobile in diversi microliving. A Domodossola stiamo iniziando un intervento su 25 appartamenti…non abbiamo un progetto “preferito” diciamo che sono tutti diversi e riguardano non un solo appartamento ma una combinazione di locali. Cerchiamo di rispondere alle richieste dei clienti…nei limiti del fattibile perché qualcuno in passato ci ha chiesto di trasformare una stanza di 15 mq in spa con palestra…

E’ divertente vedere gli sguardi dei clienti quando in fase di progettazione, grazie agli stratagemmi di cui abbiamo parlato, proponiamo per un ambiente di 25-30 mq uno spazio cucina, un atrio, un bagno, una camera da letto…nella nostra testa è tutto facile ma il cliente pensa di aver comprato una casa di 70 mq…è un po’ la magia di progettare microliving…

Oggi la tendenza generale è a richiedere spazi…ad allargare i propri ingombri…invece riteniamo sia bello anche sfruttare al massimo gli spazi di cui disponiamo, anche se piccoli..la soluzione migliore non è sempre quella di espandersi ma di trattare bene i mq che abbiamo a disposizione…

L’importante è che non sia come la casa di Renato Pozzetto nel celebre film…dove con un taaac risolveva tutti i problemi in 5 mq…

Il nostro primo progetto di microliving, tanti anni fa, l’abbiamo chiamato proprio “Taaac apartment” perché prevedeva elementi di arredo a scorrimento che ottimizzavano un piccolo spazio. E’ una citazione esplicita a questa forzatura narrativa.

Cesare, Andrea grazie della vostra partecipazione e dei consigli che ci avete dato.

Grazie a voi !!